Perché si dice andare in Brodo di giuggiole?

 

Bella domanda! Vediamo di rispondere e partiamo dal principio.

La giuggiola è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo, il cui nome scientifico è Ziziphus jujuba.

Si tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Il giuggiolo produce delle drupe ovoidali, con buccia sottile e liscia di color rosso scuro, la cui polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce, leggermente acidulo, che ricorda quello della mela.

 

Perché si dice andare in brodo di giuggiole?

Le giuggiole si possono mangiare fresche, subito dopo la raccolta, oppure si possono conservare per lungo tempo essiccate o mettendole sotto spirito; si utilizzano inoltre per preparare confetture e sciroppi, o come ingrediente per farcire dolci secchi e biscotti.

Il frutto del giuggiolo è inoltre l’ingrediente principale della ricetta di un particolare liquore, conosciuto come “brodo di giuggiole”. Il brodo è un infuso, in realtà, a base di frutta autunnale e che utilizza le giuggiole secche.

Il detto popolare “andare in brodo di giuggiole” venne pubblicato per la prima volta nel 1612, nel primo vocabolario di lingua italiana scritto dall’Accademia della Crusca, celebre istituzione culturale fondata a Firenze alla fine del Cinquecento. Il significato della frase andare in brodo di giuggiole solitamente viene utilizzata per esprimere uno stato di contentezza o gioia davvero grandi; e con l’utilizzo della parola giuggiole, ossia il frutto del giuggiolo, non si fa altro che accostare lo stato di felicità che può provare una persona al fatto di mangiare uno di questi frutti dalla bontà inaudita.

Presso gli antichi romani l’albero del giuggiolo divenne il simbolo del silenzio e fu usato per adornare i templi dedicati alla dea Prudenza. Nelle zone di campagna era ritenuta una pianta portafortuna, pertanto presso molte case coloniche si trovava facilmente coltivato un giuggiolo.

albero dello giuggiolo

Giuggiolo: nelle zone di campagna era ritenuta una pianta portafortuna

 

Nel periodo Rinascimentale la fama delle giuggiole riprese vigore e questo frutto venne anzi ancor più nobilitato per le sue particolari caratteristiche e la sua utilità. In particolare, fu la potente famiglia dei Gonzaga ad esaltarne l’uso in cucina, la quale aveva una ricca residenza estiva vicino del lago di Garda. Qui veniva prodotto e offerto agli ospiti il ‘brodo di giuggiole’ – considerato un perfetto accompagnamento di torte e biscotti secchi che potevano essere inzuppati nella bevanda, oppure venire utilizzato come digestivo da sorseggiare a fine pasto”.

 

Brodo di giuggiole: ingredienti e ricetta

Ingredienti: un chilo di giuggiole – un chilo di zucchero semolato – un litro di vino bianco o rosso – un limone – 2 mele cotogne.

Comprate le giuggiole quando incominciano a raggrinzire e fate in ognuna un taglietto per mezzo del quale eliminerete il nocciolo. Poi pesate le giuggiole e mettetele a bollire in un litro di acqua per un’ora e mezza con una quantità di zucchero semolato pari al loro peso. Lasciate bollire le giuggiole a pentola scoperta, unendo fettine di mele cotogne e abbondante scorza di limone grattugiata. Se vi piace, in alternativa potete aggiungere dell’uva passa e fettine di altri frutti a scelta.

A mano a mano che l’acqua si restringe, non prima di un’ora, aggiungete poco alla volta il vino in modo che il sugo rimarrà alla fine sia composto prevalentemente da vino e non da acqua.

Una volta pronte fate raffreddare il brodo di giuggiole e consumatelo insieme a una bella fetta di torta o a dei biscotti secchi.

A questa versione di brodo di giuggiole dovete sapere che ne esiste anche un’altra che contempla l’aggiunta finale di zucchero caramellato che renderà il brodo ancora più dolce…

Brodo di giuggiole


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