Con la cena a base di rénga – la comune aringa dei mari del Nord – un tempo voleva dire che il carnevale era terminato e si entrava nella Quaresima, in penitente attesa della Pasqua

Le famiglie un tempo povere – del veneto, sia di pianura che di montagna – al Mercoledì delle Ceneri (il giorno successivo al Martedì grasso), entravano ufficialmente in periodo quaresimale e facevano una cena a base di polenta, sulla cui superficie veniva strofinata una aringa, per dare un po’ di sapore alla fetta di polenta. L’aringa spesso veniva appesa con una spago alle travi in legno del soffitto dell’abitazione e strofinata a turno dai commensali sulla propria fetta di polenta. Solo in occasioni particolari, le povere famiglie venete, si prendevano il “lusso”; per così dire, di mettere sulla propria fetta di polenta un pezzettino di quella aringa, così tanto agognata da tutti.

Il periodo di Quaresima veniva chiamato anche “i giorni della renga”. Obbligatorio era mangiare di magro e la lista delle cose da portare in tavola non lasciava grande scelta. Era ammesso pesce fresco o salato, affumicato e marinato. Vero ‘companatico’ della povera gente, emblema della tristezza del periodo, era l’umilissima aringa, forte di sapore e di odore e soprattutto economica.

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Polenta con le aringhe: la ricetta

Ingredienti: 3 aringhe – polenta – un bicchiere di olio extra vergine di oliva – un cucchiaino di aceto


Mettete le aringhe ad arrostire sulla graticola e quando saranno pronte privatele delle teste, delle pine e delle lische centrali. Ponete le aringhe arrostite e pulite in una ciotola e ricopritele di olio extravergine di oliva per poi aggiungere anche l’aceto.

Lasciate riposare in questo modo le aringhe per due giorni e consumatele al momento opportuno con della polenta tagliata a fette e abbrustolita.

Polenta e aringa


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